Al Forum della Leopolda a Firenze il 30 settembre si è sfidato il futuro  

Oltre 2.000 visitatori e 600 relatori in rappresentanza del settore sanitario, Istituzioni pubbliche, Associazioni di pazienti e Società Scientifiche, economisti e futuristi hanno animato la Stazione Leopolda di Firenze, in occasione della seconda edizione del “Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della salute”, che si è concluso oggi. Più di 40 convegni, workshop e tavoli di lavoro per discutere di governance del sistema sanitario nazionale e celebrare il futuro nel settore dell’healthcare, dalle nuove frontiere della medicina e della farmacologia alle nuove scoperte in ambito tecnologico.
All’interno dell’area tematica “Il futuro della salute”, ampio spazio è stato dedicato al benessere femminile: prevenzione, terapie, innovazione scientifica e medicine complementari al servizio della donna, per consentirle di godere in piena serenità e in buona salute tutte le fasi della vita, dalla pubertà alla menopausa.
“La richiesta di salute è in continuo aumento: alimentazione corretta, attività fisica, prevenzione diagnostica, interventi correttivi sono una costante nella vita quotidiana dei cittadini”, esordisce Genesio Grassiri, esperto di startup e PMI nel settore della salute e membro del Comitato Scientifico del Forum della Leopolda. “Le donne hanno da sempre dimostrato una forte attenzione a questi temi: si trovano ripetutamente di fronte a problematiche, che riguardano non solo la gestione del proprio benessere ma spesso anche l’organizzazione della salute familiare, essendo in tutto il mondo il caregiver. Le fasi della vita di una donna sono per la medicina e per la ricerca la grande scommessa del futuro. Il ciclo della salute femminile, dalla pubertà fino alla menopausa, è il ciclo stesso della vita. Nell’età fertile le donne si trovano alle prese con un corpo, che nella sua trasformazione biologica investe sia la sfera emotiva che fisica, dalla sessualità fino a quel periodo molto speciale, che va dalla gravidanza al post partum. Nei nove mesi di gestazione, per tutelare la vita della madre e del nascituro, la donna deve sottoporsi ad una serie di accertamenti clinici e diagnostici, allo scopo di individuare patologie o alterazioni che, se non adeguatamente monitorate e trattate, sono fonte di problemi sia per lei che per il feto. Tutto questo crea una forte domanda di continua ricerca e innovazione”.
Altro tema al centro del dibattito di questa due giorni fiorentina il diabete, che ormai sta diventando un’emergenza sanitaria destinata a crescere. Un focus particolare è stato dedicato all’importanza di mettere in atto efficaci interventi di prevenzione primaria – per favorire nella popolazione l’adozione di stili di vita corretti, volti a ridurre il sovrappeso e la sedentarietà – e secondaria, mediante diagnosi precoci della malattia e l’impiego di presidi terapeutici, al fine di ridurre gli effetti negativi della patologia sia a breve che a lungo termine.
“Il diabete è una delle malattie cronico-degenerative più diffuse: in Italia ne soffrono oltre 4 milioni di persone, circa l’8% della popolazione[1] e il trend è in costante aumento”, afferma Raffaele Scalpone, Presidente A.I.D – Associazione Italiana per la Difesa degli Interessi dei Diabetici. “Le complicanze della patologia possono essere estremamente invalidanti con un impatto significativo sulla quantità e qualità di vita dei pazienti, compromettendo la funzionalità di organi essenziali, quali il cuore (infarto del miocardio, cardiopatie), i reni (insufficienza renale), i vasi sanguigni (ipertensione o altre malattie cardiovascolari, ictus) e gli occhi (glaucoma, retinopatie). L’assistenza erogata per il diabete rappresenta una delle voci più rilevanti nel bilancio dello Stato e delle Regioni, stretta fra i bisogni delle persone affette dalla malattia e la limitatezza delle risorse economiche. Ottenere informazioni puntuali sui flussi assistenziali e sulla spesa correlata con la cura del diabete rappresenta un elemento base per lo sviluppo di programmi volti a migliorare l’assistenza garantendo nel contempo la sostenibilità economica”.
Se è vero che prevenire è meglio che curare, individuare le malattie in uno stadio iniziale significa una maggiore efficacia della cura. È il cancro la sfida del futuro che ricercatori, scienziati e medici devono vincere. Ma con quali armi? È scientificamente provato che è la patologia oncologica con la sua cronicità a rispondere maggiormente all’efficacia della prevenzione e di terapie sempre più personalizzate e all’avanguardia.
“L’immunoterapia del cancro, che prevede l’utilizzo di farmaci anche molto diversi tra loro al fine di potenziare le difese immunitarie anti-tumorali del paziente oncologico – conclude Michele Maio, Direttore del Centro Immuno-Oncologia U.O.C. Immunoterapia Oncologica presso l’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena – sta finalmente dando importanti risultati clinici che, in alcuni isotipi tumorali (melanoma, polmone, rene) hanno già dimostrato di generare risultati clinici superiori a quelli sinora ottenuti con la chemioterapia standard. Pertanto, per alcuni tipi di tumore sono ormai disponibili anche nel nostro sistema sanitario nazionale farmaci immunoterapici, che hanno dimostrato grande efficacia nell’aumentare significativamente la sopravvivenza dei pazienti. Questi risultati hanno di fatto permesso di sviluppare una disciplina medica del tutto nuova per il trattamento del cancro, l’Immuno-Oncologia, che rappresenta la quarta strategia per il trattamento dei tumori, in aggiunta a chirurgia, radioterapia e chemioterapia. L’Immuno-Oncologia è ormai consolidata a livello internazionale come la più importante promessa nel trattamento medico del carcinoma. Ma l’avanzamento di questa nuova disciplina richiede un profondo cambiamento organizzativo nella gestione complessiva del paziente oncologico, nonché nell’organizzazione strutturale delle attività dedicate alla ricerca clinica in ambito immuno-oncologico. Per far fronte a queste esigenze ineludibili e potenziare quindi ulteriormente la competitività internazionale delle nostre attività clinico-scientifiche di Siena, abbiamo dato vita al Centro di Immuno-Oncologia (CIO) dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, che include in un’unica struttura spazi assistenziali e di laboratorio dedicati alla immunoterapia del cancro”.
Il futuro passa anche dal coraggio e dal saper osare. E tra le sfide impegnative da raccogliere c’è quella delle malattie rare, che richiedono un patto di alleanza tra Istituzioni, ricerca, investimenti e il top dell’innovazione tecnologica. Nel Forum della Leopolda si è osato: scienziati, sviluppatori di software, pazienti e Associazioni si sono “sfidati” nell’“Hackathon on Rare Diseases” per trovare soluzioni praticabili perché non ci sia un futuro doloroso